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L’innovazione secondo Marissa Mayer

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Di solito quando si nomina un Ceo donna si leggono un sacco di sciocchezze. Di Marissa Mayer che domani guiderà Yahoo! si è voluto sottilineare la maternità (sì è  incinta, e quindi?), che diventerà la donna più potente della Silicon Valley (maddai!) e che è giovanissima (per l'Italia è una bimba ma negli States 37 anni, vice presidente di Google da quanto ne aveva 34, è un'ètà giusta per prendersi qualche responsabilità). Per avere un altro angolo di visuale invito a leggere una intervista del 2008 pubblicata su Fastcompany in cui la Mayer declama quelli che per lei sono i principi dell'innovazione. Il tono è aulico e pomposo e risente un po' della retorica made in Silicon Valley. Ma letta con gli occhi di oggi appare piuttosto lungimirante. Due i passaggi più interessanti: "I used to call this 'Users, Not Money.' We believe that if we focus on the users, the money will come. In a truly virtual business, if you're successful, you'll be working at something that's so necessary people will pay for it in subscription form. Or you'll have so many users that advertisers will pay to sponsor the site". E poi anche: " Some companies think of design as an art. We think of design as a science. It doesn't matter who is the favorite or how much you like this aesthetic versus that aesthetic. It all comes down to data". Per riassumere: community e servizio. Utenti e dati. I due driver da inseguire prima di ogni altra cosa. Se così sarà Yahoo! si prepara a una nuova trasformazione, l'ennesima. Da motore di ricerca a media company a editore di nuova generazione. Almeno così sembrerebbe. In questi ultimi tre anni nel board di Yahoo! è successo di tutto. Nel gennaio 2009, Carol Bartz un figura anche polticamente di un certo peso negli States viene licenziata con una mail. Da allora al vertice di Yahoo si sono avvicendate tre leader, prima Tim Morse, poi Scott Thompson, dimessosi dopo le polemiche scatenate da una laurea inesistente inserita nel curriculum, e infine Ross Levinsohn, attualmente alla guida della società ad interim. I conti hanno risentito e risentiranno di questa gestione a dir poco ballerino. Gli utenti invece sono rimasti abbastanza fedeli: 700 milioni di users al mese. Per gli analsiti sono numeri sufficienti per ripartire a giocare un ruolo di primo piano. Ma a condizone che la Mayer sia in grado di monetizzare servizi e prodotti sul web. Finora ha dimostrato di avere intuito e creatività (sotto di lei sono nati prodotti come Google Maps, Google Earth e Street View). Passare alla cassa è la vera sfida. Ma come ha declamato nel 2008, "se hai gli utenti dei soldi non ti devi preoccupare".  Sarà. By the way, il bimbo nasce ad ottobre.

 

 

 

  • Luca Tremolada |

    No dai però aspetta. Un conto è la schifezza della minetta messa lì da un partito ed eletta. Un’altra è la scelta di un ceo. Sono cose diverse. Se il ceo fa casino pagano gli azionisti che possono da un momento all’altro togliere il mandato (come è già successo alla Bartz). La minetti mi risulta ancora al suo posto (Feltri sostiene che sia a batter cassa). Una è una azienda privata l’altro un incarico pubblico. I meccanismi di controllo dell’operato sono diversi. Il che naturalmente non giustifica la Minetti, ci mancherebbe. Non è neanche una questione di flessibilità del mercato del lavoro. A quei livelli non ci sono tutele. L’unica differenza è che quando un ceo se ne va incassa vagonate di euri. Il punto, secondo me, è che si ragiona troppo sul genere e poco sul curriculum e quindi sul merito. Questa è la differenza tra noi e loro

  • Massimo Famularo |

    Quelle differenze tra noi e loro…
    http://www.linkiesta.it/blogs/apologia-di-socrate/ciascuno-il-suo

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