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Okja, finalmente l’Et degli animalisti


Facile facile e un pelo didascalico: non servono più di dieci minuti per intuire cosa succederà e come andrà a finire. Ma il punto di Okja è altro. Il film del regista Bong Joon- da pochi giorni disponibile su Netflix, è stato prima la pietra dello scandalo al festival di Cannes poi il segno di un cambio di passo verso progetti cinematografici più coraggiosi (meno sequel di serie e più sperminetazioni). In realtà Okja non è una rivoluzione. E non è neppure un film che Hollywood non avrebbe avuto il coraggio di produrre. Quella del regista coreano è una favola semplice semplice, una bandiera al multiculturalismo, una critica all’industria della carne e alle multinazionali. La storia è appunto l’amicizia tra Okja, un gigantesco maiale a forma di ippopotamo destinato a rilanciare i consumi di carne e Mija, una contadina coreana tipo Heidi che cresce il suino tenerone e introverso sulle montagne. Okja è oggettivamente l’Et di tutti i movimenti animalisti del mondo. Non è un capolavoro. E neppure un manifesto ideologico contro la carne e l’industria che c’è dietro. Non è neanche una parodia. E’ una favoletta che fa bene al cuore. Quindi sapete cosa aspettarvi.

 

  • paola dezza |

    Una favoletta con molte immagini crude, che certo ti invogliano a non mangiare più carne

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