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Serie tv brutte che mi suggerisce l’algoritmo: L’Impero Romano

Ogni tanto l’algoritmo di Netflix sbaglia. Ed è normale che sia così. Ecco perché è legittimo segnalare tutte le serie tv che ho iniziato per colpa sua e non ho finito. 

 

Lo ammetto, sono uno di quelli che ha visto al cinema il Gladiatore e mi è pure piaciuto. E poi guardo tutti i documentari di storia. L’Impero Romano è una serie canadese e statunitense del 2016 trasmessa su Netflix a metà tra documentario e narrazione epico-storica. Racconta dei regni violenti e burrascosi di Commodo e Giulio Cesare. Siamo alla seconda stagione. Gli attori sono americani e parlano in inglese. E fin qui tutto ok. Ma gesticolano e camminano come rapper. Sembrano usciti dalla Mtv degli anni Ottanta. Sopratutto Commodo. Poi c’è tutto il lato del documentario. Tutti professoroni delle principali facoltà di storia americane costretti però a dire delle banalità micidiali del tipo: “Nell’antica Roma la Peste uccideva moltissime persone”. Oppure, “il popolo romano contava molto. Ma più il senato.”. La cosa migliore è la dietrologia: “cosa avrà pensato l’imperatore quando ha scoperto di essere stato tradito?”. Il primo episodio passa liscio, molto didascalico, poco documentario nel senso che non c’è nulla di nuovo rispetto a quando abbiamo studiato al liceo. Il secondo episodio ha però già il fiato corto. Sembrano quei foto-romanzi che andavano di moda negli anni Settanta. La serie l’ho finita tutta. La seconda stagione anche no.