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Diario di suoni

Cosa hai imparato dopo dodici, dico dodici, trasmissioni radiofoniche?
Cosa ho imparato…la fai facile….Ho imparato che se non respiri il microfono se ne accorge. Che gli ascoltatori sono ascoltatori. Che le telefonate hanno sempre la priorità come gli sms. Che quelli della regia hanno sempre ragione. E di non parlare mai a microfono spento, perché non è mai detto che sia spento. Vediamo..ah ho imparato che in radio non si vede. Non si dice arrivederci ma a risentirci e una domanda che dura più di un minuto annoia. Ho capito a mie spese che è meglio essere sintetici e non sbrodolare. E non serve tirarsela. Davanti al miscrofono siamo nudi. Ho scoperto che gli ascoltatori sanno sempre quale è la domanda giusta e sono veramente l'uomo in più durante una trasmissione. Sto imparando. Ma ciò che più conta è che l'idea di mettere davanti a un microfono innovatori, scienziati, ricercatori, studenti, universitari, webbduisti e artisti-creativi, tutta gente un po' ai margini dei circuiti ufficiali, è cosa buona e giusta. E funziona!!! Sentire la voce di gente che vuole cambiare il mondo è la dimostrazione che esistono. E che esiste un'altro mondo. Tutto da vedere. Anzi, da sentire.