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UPV 15

San Francisco. Sulla Haight ci vai se ami gli anni sessanta, i vestiti vintage e la psichedelia. Ci vai per lo shopping, mica per altro. Il che è un po' triste, se vogliamo. Quarantatreanni fa su questa strada è passata la summer of love, in autunno è nata la beat generation e da qui si è diffusa in tutto il mondo. Quello che resta sono negozietti, incensi, murales e un'atmosfera congelata nel tempo. Bello? Mainsomma, a me è  sembrato un museo all'aperto, uno di quei set da parco dei divertimenti.

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Divertente ma solo per lo shopping, anche se poi non è semplice indossare un cappello a tubo, un pellicciotto da uomo o un chiodo con le frange. A meno di sentirsi la reincarnazione dei Led Zeppelin o di essere tra coloro che assoparano il piacere di acquistare un disco in vinile, un sciarpetta indiana o una pipa Amsterdam style. Guai invece a fermarsi per un boccone. Guai, forse è esagerato. Nel senso che ho beccato l'unico locale supercostoso e inutile di tutta la street. Si chiama Magnolia. Da fuori sembrava pure un pub come gli altri. Come gli altri significa che con quindici dollari ti danno una megainsaltona più patatine più birra, Esci gonfio di cibo, insomma. Invece, ci siamo ritrovati io con una tristissima insalata di pomodori, lei con un uovo e due – dico due – asparagi nani, il tutto per il doppio della cifra.
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Negli anni sessanta un simile affronto sarebbe stato il pretesto per una sollevaizone popolare. Invece noi non abbiamo battuto ciglio. E appena usciti siamo tornati a parlare di rivoluzioni e ingiustizie. Come se niente fosse.