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Softwaristi animati

«Scrivete software, pubblicate su internet, mostrate sulla rete quello che valete». Quello di Guido Quaroni non è un consiglio, ma un pezzo della sua biografia. Fu proprio grazie a un programma per la modellazione in 3D pubblicato su internet che ha vinto un biglietto di sola andata per San Francisco alla Pixar. «Fu uno studente del Mit di Boston che aveva scaricato dalla rete il mio software a chiamarmi e a convincermi a raggiungerlo negli Stati Uniti. Si era da poco trasferito alla Pixar, non mi conosceva direttamente ma lavorava da tempo con SolidThinking, il programma che avevo contribuito a sviluppare. Accettai l’invito e la mia vita cambiò», ricorda il programmatore monzese oggi già al lavoro su Monster & Co. 2 dopo aver diretto e supervisionato gli effetti speciali e tecnologici di Toy Story 3, il film di animazione che ha registrato l’incasso più alto della storia. «All’epoca, primi anni novanta, ero studente al Politecnico. Con un mio amico avevamo deciso di comprarci un NeXt. Pochi se lo ricorderanno perché non ha avuto molto successo – sorride – ma erano 14 milioni di computer della Apple. Da solo non me lo sarei potuto permettere. Anzi, per lui ho dovuto rinunciare all’auto. La mia fortuna però è stata che la stessa macchina era utilizzata dagli animatori della Pixar. Il che ha reso il mio software per loro particolarmente interessante».
E non solo il software. Di profili come quello di Quaroni alla Pixar ce ne sono pochi, una decina in tutto. Il grosso dell’area creativa è composto da animatori, ovvero da coloro che danno vita alle fantasie degli artisti e che utilizzano programmi realizzando modelli, articolazioni, shading ed effetti speciali. «Paradossalmente – sorride – si sono accorti di me per i capelli. Io che già all’epoca mostravo segni di calvizie mi era appassionato appunto al tema. Ma solo perché in quegli anni non c’era un software: bisognava animarli una a uno, inserendo le coordinate a mano. Un delirio, insomma. Solo per realizzare una sequenza ci volevano almeno tre mesi. Così ho deciso di scrivere un codice per rendere "automatica" questa animazione. Ed è venuto bene. Ancora oggi usano il mio software – dice con una punta di orgoglio -. Lo hanno fatto con i peli di Sullivan (Monster & Co) così come in Nemo».
Nell’ultimo film – Toy Story 3 sarà in Blu-ray e Dvd in Italia il 20 ottobre – Guido Quaroni non si è dedicato alla programmazione "limitandosi" a ricoprire il ruolo di direttore tecnico. In sostanza, si occupa di coordinare e guidare il team. «Per la verità – tiene a puntualizzare – ho sviluppato il programma per muovere le foglie degli alberi. Precisamente la mia applicazione è stata usata durante la scena quando Andy gioca con la bambina, verso la fine del film. Le cose che si muovono sullo sfondo – racconta con soddisfazione – sono mie».
Di «cose» che si muovono nei film della Pixar ce ne sono davvero molte. Ma sbaglia chi pensa a una technology company, concentrata sul software. Il segreto pare essere nell’affiatamento del gruppo. «Può sembrare strano – commenta – perché da una azienda che realizza film di animazione come noi ti aspetti la star, il guru, giovane di talento che ha scoperto l’effetto speciale più strabiliante. Invece spesso, contano più le relazioni, la capacità di lavorare in team, di sdrammatizzare o sciogliere la tensione. Semmai, come nel mio caso, le abilità tecniche servono per mettersi in luce. Nelle comunità open source e su internet stiamo attenti a quello che i giovani sviluppano. Un buon software di animazione creato in casa racconta di più del suo curriculum». Chiaramente non è solo ma è anche una questione di tecnica. La pelle, gli occhi, più in generale gli esseri umani restano il vero scoglio per tutti gli animatori. E alla Pixar è vietato affidarsi al motion capture. «Il punto è proprio questo. Noi non inseguiamo il fotorealismo. Il nostro motto – sottolinea – è quello di essere credibili ma non realistici. Woody (il cow boy protagonista di Toy Story, ndr), non corre come una persona normale. I suoi movimenti sono caricaturali. Del resto sono gli animatori la vera stella della Pixar. E loro piace esagerare».
Prossima avventura Monster & Co 2, forse il più audace lungometraggio della Pixar. «Non posso rivelare nulla, ma se con Toy Story ci siamo misurati con i giochi dell’infanzia, questa volta il soggetto è ancora più delicato: gli incubi dei bambini».
pubblicato su nova del 14 ottobre