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Dead Island

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Salto i preamboli, vergogne e pudori. Ho giocato per 26 ore a Dead Island. Non di seguito ma nell'arco di tre mesi. Non è una attenuante.  Zombie più e zombie meno ne ho trucidati tre al giorno, ho percorso in lungo e in largo l'isola macinando in totale 40 Km circa, ho sterminato 81 zombie grassi (quelli che poi esplodono) e qualche centinaio di zombie assassini (quelli che barriscono battendosi i pugni sul petto). Ma alla fine l'ho finito. La trama è piuttosto grossolana ma: sei su un'isola tropicale, un resort hawaiano per ricchi. Durante la festa di benvenuto, ti ubriachi, perdi il controllo, diventi molesto e vieni  accompagnato in camera per superare la sbronza. Al risveglio i villeggianti si sono trasformati in mangiatori di carne umana. Tocca armarsi, radunare gli altri sopravvissuti e  trovare un modo per fuggire dall'isola. Nulla di originale. Quindi perché passarci 36 ore? 

1) L'isola è bellissima 

2) Saccheggiare hotel e resort dà un appagante brivido proletario.

3) Si può infierire sullo zombie come non mai

4) Lo zombie non sembra un umano sporco e lento ma corre e si dimena come un pazzo

5) La zombie in bikini ha un suo perverso perché

 6) le armi le hanno in linea con la tradizione Capcom: assurde e splatter

7) si ride

Mi sono chiesto che effetto avrebbe avuto sul mio equilibrio un gioco così truculento. Lo dico senza falsa retorica, con curiosa sincerità, scevro da retropensieri benpensanti. Mi sono pure monitorato, per esempio: giocando prevalentemente la sera non ho avuto incubi animati da zombie urlanti. Solo una volta, ma il ricordo era confuso. Ma non ho mai superato la mezz'ora-ora di gioco consecutiva. Sul luogo di lavoro non ho dato segnali tangibili di aggressità (ma neppure di bonarietà), in famiglia ho provato a condividere le mie avventure ludiche ma, devo ammettere, non ho trovato sponde entusiastiche. Non ho trovato proprio interlocutori. Qualche sopracciglio alzato e dei borbottii che però so riconoscere. E comunque indipendenti dal merito del gioco. Anche la dieta alimentare non ne ha risentito. Anzi, sono aumento di tre etti. Tutto bene quindi. Tuttavia mi rendo perfettamente conto che il gioco consiste in un massacro incondizionato, tecnicamente più un survival horror che sparatutto in prima persona, dotato di una consistente componente strategica e qualche elemento dell'avventura punta e clicca. Un gioco violento, sia chiaro, giustamente vietato ai minori di 18 anni che può impressionare quanto e più di un film d'orrore splatter di buon livello. Ma godibilissimo sotto il profilo dei dialoghi e dei personaggi che pur essendo di genere non sono meccanicamente stereotipizzati. Insomma, sono sopravvissuto. Senza conseguenze per ora visibili.

Un ringraziamento alla moglie che mi ha osservato e sostenuto mentre tritavo corpi barcollanti per giorni e giorni. La ringrazio per i sospiri (pochi ma rumorosi) e qualche provvidenziale "adesso basta, spegni".