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Easter Egg, the story

Quello di Warrren Robinett fu un capriccio. Alla fine degli anni Settanta lavorare all'Atari come game designer significava occuparsi di tutto, dal concept alla grafica, dalla programmazione all'audio, tutto per un salario che partiva da 18mila dollari all'anno e poteva arrivare al massimo massimo a 20mila. Niente royalties, diritti o partecipazioni. Neppure la gloria di firmare il videogioco. Una ingiustizia insomma. ù

Ecco perché Robinett dopo aver programmato interamente il gioco "Adventure" per Atari 2600 decise di contravvenire alle regole. Senza dire niente a nessuno all'interno dell'avventura, nascosta tra i pixel, lasciò la propria firma digitale. A scoprirla un ragazzino super-appassionato del gioco che subito chiamò l'Atari per capire chi fosse Warren Robinett. Loro naturalmente caddero dalle nuvole. Fu il primo caso comclamato di Easter Egg, tradotto "uova di pasqua". Così è stato battezzata la pratica di nascondere all'intero di prodotti software linee di codice segrete, mini-giochi, battute di spirito, oggetti digitali, finti bug insomma scherzetti da programmatori. Che poi nel tempo hanno assunto diverse forme fino a diventare un gioco, una moda e poi un business.

Il fenomeno. Trovare nei software le sorprese lasciate dagli sviluppatori è diventato un hobby per geek e un passatempo per appassionati. Tanto che esistono oramai in rete delle corpose guide. Eegs.com, per esempio, è il luogo in rete più aggiornato. Se ne trovano a centinaia suddivisi per software, film, musica, tv show, libri e arte. La sezione più consistente è naturalmente quella legata al software che a sua volta ha come sottocategorie: sistemi operativi, applicazioni, videogame e hardware.

Il caso Google. Le più note sono naturalmente le ultime in termini di tempo (ma solo per il fascino della novità). In particolare, molto richieste sono le "uova di pasqua" del gigante dei motori di ricerca. Celeberrima è il Do a barrell roll, se inserite questa scritta (fate pure copia e incolla) nella finestra di Google e premete invio lo schermo farà una piroletta di 360 gradi. Divertente e natalizio anche il classico Let it snow, anche in questo caso copiata e incollata la stringa di testo con un invio sul display compariranno fiocchi di neve. Da provare invece Askew (lasciamo la sopresa) e Google gravity (in questo caso occorre premere "sono fortunato"). Informatici e sviluppatori apprezzeranno quello che accade inserendo "ASCII art" nella finestra di ricerca. Un po' più complesso far comparire un Ninja. In questo caso tocca andare su Google Reader, quindi premere le frecce in questa successione: su, su, giù, giù, sinistra, destra, sinistra, destra, sinistra, destra, B e A. Un ninja apparirà sullo schermo augurandoti buon lavoro. Restando in ambito informatico – gli easter egg più famosi sono i camei sparsi nelle serie tv o nei blockbuster da cinema ma quelli più creativi sono nei software – ricordiamo che digitando =rand(200,99) su Word si scoprirà una inattesa vocazione classica del popolare programma di scrittura di Microsoft. Su OpenOffice basta invece scrivere StarWriterTeam in documento di testo e premere F3 per ottenere addirittura la foto dei programmatori mentre su GoogleCrome digitando nella barra in alto about:internets si avvia un video copia dello screensaver di Windows.

Nei videogame. I più divertente spesso sono i più complessi e riguardano l'industria dei videogame. Anche perché è in quel mondo che sono nati. In questo campo i programmatori non si sono limitati a battute di spirito alla Big Bang Theory o a criptici messaggi tra software house rivali, ma hanno creato sottogiochi e ambienti autonomi. Nei videogiochi gli easter egg sono parte dell'esperienza ludica. Vengono studiati a tavolino, collocati in punti strategici del gioco. Per chi li scopre ci sono dei premi. Insomma, rientrano in un modello di fidelizzazione del giocatore più ligio. Più giochi più scopri cose, più riconoscimenti ottieni. Per certi versi hanno perso la spontaneità iniziale. Nessuna denuncia nascosta da parte degli sviluppatori, nessum messaggio politico. Sui videogiochi gli easter egg sono stati addomestici. Non ci si può far nulla. Toccherà aspettare un nuovo Warren Robinett.