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Io, Ibra (Rizzoli) 18,50 euro

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Diciottovirgolacinquantaeuro. L'ho letto tutto. Sono un genovese tipico. Se mi regalano un libro di solito lo leggo, poi solo dopo aver spiato il prezzo di copertina decido se mi è piaciuto o no. In questo caso però quantificare il valore di duecentonovantasei pagine scritte "come si mangia" è solo doloroso. Non tanto perché il diario dei ricordi di Ibrahimovic  è l'album delle figurine di un megalomane, vendicativo e con evidenti problemi di gestione della rabbia. E neppure perché è un calciatore famoso. Lo smarrimento che provoca "Io, Ibra" è nel suo essere soprendentemente verosimile. Ibra non è uno stereotipo, è esattamente quello che ti aspetti da un campione con un passato da bad boy che passa da una squadra all'altra pensando di poter fregare tutti. Il cattivo vincente che ha stile è una mistica da rapper alla 50 cents. Davvero poco credibile. O forse no. Forse sono io che mi sbaglio. E quello che si racconta ogni mattina Ibra è di essere un fumetto vivente. Sullo sfondo, i Mino Raiola, Galliani, Guardiola sono anch'essi maschere, ombre da teatro, ingranaggi di un sistema, il calcio, che produce intrattenimento  da più di un secolo. Il dubbio che sia tutto finto è quello che ti rimane leggendo gli sproloqui di Zatlan. Finto come il calcio, bello come il calcio.   

  • clara mennella |

    Non ti sbagli caro Luca.
    Succede raramente a quelli (pochi) come te che inseriscono prima sempre la spina. Ciao!!

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