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Ormai sono grande abbastanza per Titans

C’è un pregiudizio di fondo: quando esce qualcosa della Dc Comic la Marvel scade di colpo a robetta per adolescenti o peggio a intrattenimento per famiglie del tipo bevande gassate e popcorn. Batman, Superman e il Jocker sono roba da grandi. Non dico che l’Uomo Ragno, Thor e Avengers siano solo per gente con lo zainetto ma il cambio di passo tra i due brand è nelle cose, almeno al cinema. Meno nel fumetto, solo in parte nelle serie tv. Come nel caso di Titans. Parliamo del supergruppo giovanilista guidato da Robin. Con lui si presentano Raven, Starfire e Beast Boy. Starfire è davvero notevole, in tutti i sensi. Sembra uscita da una disco anni 70′ a braccetto con Tony Manero.  Raven è l’adolescente dark tipo dei teen-drama, un po’ troppo stereotipo, con unghie pittate di nero e frignate costanti. Il più deboluccio è Bestie Boy che vorrebbe essere il geek del gruppo ma non è ha la stazza. Dick, cioè Robin è quello scappato da casa, in conflitto con papà-Batman e  con la parte oscura di sè stesso (chi ci ricorda?) di giorno poliziotto di notte vigilante. Intendiamoci, mi è piaciuto. I personaggi sono ben definiti e funzionano sia separatamente che in gruppo. Siamo dalle parte di quel racconto del supereroe che tiene conto del contesto, che vuole essere appunto adulto nel tono e furbetto nella ricerca del dettaglio psicologico. Non c’è il tragico e l’epico degli Avengers e della Marvel. Proprio per questo ne vale la pena.