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Suburra 2? C’è solo lo Spadino fan club

Ho finito Suburra, seconda stagione. A fatica devo dire. Difficile incontrare una serie tv senza capo nè coda come questa. Ritroviamo Spadino, Aureliano e Lele più incazzati che mai. Il primo deve prendere a tutti i costi il posto dello zio in coma alla guida della famiglia Sinti. Il secondo è così rigido e arrabbiato che sembra spezzarsi da un momento all’altro. Guai chiedersi con chi ce l’ha e perché, altrimenti parte una testata. Lele invece è diventato vice-commissario ma sembra maledetto e sofferente come il poeta francese Arthur Rimbaud. Le leggi spazio-temporali saltano, i tre si incontrano a casaccio come se fossero su un palco a teatro. La sceneggiatura è evanescente, gli autori sembrano troppo occupati a scolpire nel dettaglio la romanità distorta dei tre romani, il risultato è una corsa a rendere sempre più estremi e trash i “subburri”. Quindi tanto sangue, tanta e troppa violenza. Anche inutile e quando è inutile non spiega nulla di loro. Per fortuna c’è Spadino (Giacomo Ferrara) che è paradossalmente più originale nel suo ruolo di spalla tecnica di tutti gli altri. La sua storia d’amore, la sessualità, il contellino sempre nella manica e quel senso malsano di appartenenza alla comunità nomade sembrano cuciti addosso come i suoi vestiti sgarcianti ed eccessivi. Dopo le prime due puntate sei talmente confuso che non ti interessa chi comanderà Roma se Aureliano o Samurai. Ti interessa solo di Spadino, dei suoi balletti e dell’occhio da matto. Non è una recensione la mia, ma la richiesta di uno spin-off.