Ora Facebook oltre alla faccia ha pure la voce

Non c'era riuscita con Twitter ma ce l'ha fatta con Friendfeed. Messa così pare un po' troppo semplice. L'anno scorso Facebook aveva offerto 500 milioni di dollari per il sito di micro-blogging più alla moda. Ai fondatori di Twitter è bastato però buttare un occhio sui tassi di crescita del loro social networking per rimandare indietro cortesemente l'offerta al mittente. Per Jack Dorsey, Evan
Williams e Biz Stone, i fondatori di Twitter, evidentemente non era destino. Diventare il servizio di blogging della corazzata Facebook non poteva rientrare nelle loro aspirazioni.  Al contrario, il dinamismo dei tweet, la capacità di stare "sulla notizia" di Twitter rappresentano esattamente quello che oggi manca a Facebook sempre più ripiegato su se stesso e incapace di diventare altro da una somma di reti di amici. Di milioni di amici, a dire il vero. Dovrebbero essere più o meno 250 milioni gli utenti di Fb . Il successo di pubblico è fuori discussione. Il punto però è che Fb rischia di diventare il social network a cui collegarsi prima di andare a letto. Un posto dove passare ogni tanto, magari per controllare cosa pensa l'amico/a del cuore, o per partecipare all'ennesimo quiz. Un rischio di questo tipo è mortale per un social network e questo Mark Zuckerberg, il creatore di Fb lo sa bene. Questi luoghi funzionano finché c'è vita, energia, fino a quando succedono cose. Sono locali che si riempono alla velocità della luce e si svuotano altrettanto rapidamente (Myspace ne sa qualche cosa).
Da qui probabilmente la scelta di agire. E agire anche in fretta. Come? Accontentandosi, per modo di dire, di Friendfeed, una start up di ex ingegneri Google, meno popolare di Twitter ma che ha un pregio assoluto: ha trovato il modo efficiente e veloce di far convergere,  aggregare in un unico ambiente tutte le esternazioni che produciamo sulle reti sociali. Un video postato su Youtube, una foto su Flickr, un post sul proprio blog e persino un Tweet su Twitter convergono su FriendFeed. Che, al tempo stesso, aggrega quanto i nostri amici stanno combinando nelle loro rispettive reti sociali. In altre parole, quello che Friendfeed sa fare meglio è riunire in una unica finestra in costante aggiornamento quanto accade fuori. Si assiste così a una sorta di  conversazione web in tempo reale che rende il web 2.0 un po' simile al flusso proprio della televisione. Lo rende più dinamico, più veloce, in streaming come sottolineano gli esperti. Proprio quello che manca a Facebook. Il movimento, la capacità di intervenire in tempo reale sui fatti.
In questo preciso momento i dettagli dell'operazione non sono ancora noti. Non sappiamo quindi se Facebook ha comprato al momento giusto. O se FriendFeed ha invece strappato un buon prezzo. Insomma, non sappiamo chi ha vinto e chi ha perso da un punto di vista finanziario. Quello di cui però siamo abbastanza certi è che Mark Zuckerberg ha fatto un affare, portandosi a casa quello che strutturalmente mancava al suo network: la voce.