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La spia turbata

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Sam Fischer, la spia protagonista di Splinter Cell non è più quello di una volta. Più istinto che ragione, meno stile ma più azione. La morte della figlia Sarah ha reso l’eroe di "Splinter Cell: Conviction" (per Pc e Xbox 360) letale ma instabile emotivamente. Volendo è più umano adesso di prima. Scordatevi l’agente segreto lento e calcolatore dei precedenti cinque episodi. In questo capitolo Ubisoft ha voluto mettere mano alle meccaniche di gioco rinnovando qua e là. In primis il linguaggio che ammicca con più convinzione al cinema. Discutibile invece l’eccessiva semplificazione della componente stealth che aumenta sì la dose di adrenalina ma a svantaggio del pensiero strategico. Nel complesso, però, il videogioco è più godibile e le sei ore della campagna in single player scorrono che è un piacere. Merito della trama curata come sempre dallo scrittore Tom Clancy. Questa volta però c’è un po’ tanto della trilogia su Jason Bourne. Analogie a parte, ritroviamo Sam Fischer impegnato nelle indagini sulla morte della figlia. Scopre di essere stato tradito dall’agenzia segreta priva per cui lavorava, Third Echelon. La quale decide di farlo fuori, braccandolo in ogni dove. Chiaramente si pentiranno delle loro azioni.
pubblicato su nova24 del 22 aprile