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Il mercatone del Ces

Chi si è stupito nel trovare Audi, Ford, General Motors e Toyota con tanto di amministratore delegato in bella mostra al Ces di Las Vegas non ha ancora visto niente. L’elettronica di consumo, un tempo confinata a televisori e piccoli dispositivi domestici, è ormai ovunque. È salita sull’auto elettrica dopo aver conquistato i cruscotti dell’industria a quattro ruote. Ha avvicinato l’industria degli occhiali con la scusa del 3D. Con i suoi schermi touch ha invaso l’arredo urbano, le stazioni, banche e monumenti storici. Da tempo tampina designer di interni e architetti, tentandoli con orrende poltrone hi-tech e orridi mobili connessi. Pure nelle cappe delle cucine qualcuno ha ceduto e ci ha incastrato dentro un monitor. L’ossessione per la connessione e il digitale sembrano aver forzato anche gli ultimi fortini rimasti. Inserire silicio e microprocessori negli oggetti è una attività che oggi richiede più creatività che tecnica. L’hardware open source ha abbattuto una importante barriera stimolando una nuova forma di artigianato tecnologico. A livello industriale la miniaturizzazione dei circuiti integrati ha reso l’elettronica più adattabile. Le potenzialità – va detto – erano chiare fin dagli anni Settanta. Dai primi saloni delle tecnologie. Se ci concentriamo sul Ces (International Consumer electronic show) che è nato a New York nel 1967 si scopre facilmente che in poco più di quarant’anni la più grande vetrina dell’elettronica di consumo ha visto debuttare in sequenza: le videocassette, il lettore di cd, il dvd, la tv ad alta definizione, l’Xbox (console di gioco), il plasma, il Blu-Ray e l’Iptv. Solo per citare i prodotti più famosi. Nel 2006 la svolta perché per la prima volta a conquistare i riflettori di uno show di prodotti è un contenuto immateriale. È l’anno dei servizi digitali, della digital delivery, del software on demand. L’edizione seguente prosegue il trend e vede incoronata la convergenza tra tecnologie e formati ma anche tra prodotti appartenenti a famiglie differenti.
Questi due passaggi segnano un salto di qualità, una mutazione dell’elettronica di consumo. Da quel momento in poi i confini diventano più confusi e forse inutili. Il modello di fruizione dei contenuti lanciato dall’Apple store, la ricerca per parole chiave sui motori di internet, i nuovi gesti sdoganati dagli schermi touch hanno prodotto delle conseguenze, influenzandoci in modo più profondo di quanto possiamo pensare. Parallelamente sostenibilità, green economy e risparmio energetico hanno trovato espressione e a volte addirittura condizionato l’industria dell’elettronica di consumo che ha imparato non solo a reagire allo spirito dei tempi ma anche a proporsi come agente di sviluppo in altri settori. Ad esempio il mondo del lavoro conosce ormai da molti anni l’ingresso di tecnologie consumer. In un certo senso è costretta ad abbozzare, ad addomesticare quando può pratiche e comportamenti che provengono da altri mondi e promettono maggiore produttività. Accettando in certi casi tutti i rischi in sicurezza legati a tecnologie nate in ambiti diversi da quelli enterprise. Ma c’è anche chi prevede a breve una nuova mutazione. L’ingresso ancor più massiccio di nanomateriali nell’elettronica di consumo potrebbe ridiscutere ancora di più il senso del dispositivo elettronico. L’auto al salone di Las Vegas è veramente solo l’inizio.

 

pubblicato su nova del 13 gennaio