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L’utile e il dilettevole. O per meglio dire: c’è Ces e cesss

In redazione ci si prepara a "coprire" il Ces di Las Vegas. Tocca controllare agenzie, leggere blog, seguire i comunicati dei produttori. Il solito, insomma. Come ogni anno. A differenza delle altre megafiere dell'elettronica di consumo, il Ces sa proprio di cenone di capodanno, di abbuffata per addetti al lavoro. Tv, tablet, pc, console, prodotti a raffica, hamburger e patatine, cappellini e spettacoli, signorine e signorini (siamo a Las Vegas).  Oggetti in vetrina quasi sempre tutti uguali, qualche bizzarrie e tante speranze sotto forma di previsioni di vendita. Ogni anno si insegue il guru di turno, si cerca il trend meno scontato, si prova a capire dove andrà il mercato. Ogni anno da unpo' di anni c'è meno roba. Si insegue meno. Si trova di più. Tante novità ma pochi archetipi. Tanti cloni e pochi sperimenti. Del resto, non si può pretendere che ogni anno possa nascere una industria. Poi di questi tempi è utopico sperare in fughe in avanti. Eppure, di questo ha bisogno il mercato. Oggetti utili e poco costosi che possano migliorare produttività e qualità della vita. Accostare produttività e qualità di vita si presta a variopinti sberleffi. Me ne rendo conto. Ma anche per un appassionato di cose-che-si-accendono come me il gadget da cazzeggio non ha più tanto senso. Unire l'utlile al dilettevole, ripete spesso mia mamma.  Il senso di questi anni di elettronica di consumo è forse tutto da costruire. Magari a partire dal Ces, anzi tirando direttamente la corda e ripartendo da zero.